Dai contanti ai click: il rapporto di amore-odio dell’Italia con l’economia cashless
Published • 02/07/2025 | Updated • 02/07/2025
L’Italia ha sempre mostrato una certa resistenza verso il passaggio a un’economia cashless fatta prevalentemente di pagamenti digitali. Si tratta di un rapporto di amore-odio, un’avversione che ha profonde basi storiche, ma che non impedisce alle istituzioni, e anche a buona parte della popolazione, di notare i vantaggi che porta con sé un’economia digitale. La transizione, tuttavia, non è lineare. Se da una parte c’è una spinta verso l’adozione di soluzioni come il pagamento contactless, dall’altra permangono non poche diffidenze, radicate in tradizioni culturali e preoccupazioni pratiche. Entriamo maggiormente nel dettaglio.
Il legame culturale con il contante: perché gli Italiani non amano l’idea di abbandonare i contanti?
Nel nostro Paese una transizione completa verso l’economia digitale trova resistenza soprattutto per ragioni storiche. Sebbene siano stati fatti progressi nell'uso di pagamenti cashless, in Italia il contante rimane radicato come un’opzione alla quale non si può rinunciare: è qualcosa che si può toccare con mano, che si può vedere, e che quindi è al sicuro se resta in casa. I proverbiali “soldi sotto il materasso” persistono sotto la spinta di una sfiducia diffusa nei confronti delle Istituzioni, un sentimento che si è consolidato durante le due guerre mondiali e si è tramandato nel tempo.
A rafforzarlo hanno contribuito le crisi economiche e l’inflazione degli anni ‘70 e ‘80, che culminarono con l’infausto Prelievo Forzoso del 6 per mille dai conti correnti degli Italiani nel 1992. Per non parlare poi delle difficoltà legate al passaggio all’Euro e alla crisi economica mondiale del 2009.
Questi avvenimenti hanno ulteriormente rafforzato la preferenza degli italiani verso il cash, poiché i conti, le carte, e tutto ciò che riguarda i pagamenti elettronici è stato associato a una mancanza di controllo verso le proprie finanze e a una maggiore sfiducia verso le istituzioni – che se possono avere controllo sui conti e sulle politiche economiche, non possono però averne sui contanti.
Insomma, se metti i soldi sotto il materasso saprai che sono al sicuro e che nessuna istituzione potrà violare la tua privacy e controllare (o addirittura usare) il tuo denaro. Un’idea radicale e radicata non solo nelle generazioni più anziane, ma anche tra i più giovani (e vedremo a breve che anche tra i giovani ci sono differenze sostanziali), nonché la causa di una certa resistenza, sia da parte degli esercenti che dei consumatori, verso i pagamenti elettronici.
In effetti, è davvero raro che qualcuno paghi un caffè con carta, ed è molto frequente che prima di utilizzare la carta si chieda conferma all’esercente. Un’abitudine che solo il Covid è stato capace di scalzare, almeno in parte.
L’economia digitale nell’Italia post-Covid
La pandemia non ha certo convinto pienamente gli Italiani rispetto all’economia digitale, ma ha senza dubbio evidenziato i vantaggi di quest’ultima, soprattutto in quanto a comodità e sicurezza. Si è trattato di un caso di necessità, poi trasformatosi in qualcosa di più.
Durante quel periodo i POS e le soluzioni per i pagamenti cashless si sono diffuse con grande rapidità – quando uscivamo per fare spese era infatti evidente che il POS stesse diventando la regola più che l’eccezione, poiché si rivelava certamente più igienico, comodo e rapido rispetto al contante.
La svolta reale arriva però nel 2024 quando i pagamenti elettronici superano il contante (rappresentando rispettivamente il 43% e il 41% dei consumi). Si tratta di dati incoraggianti per la transizione verso un’economia cashless, ma è necessario guardarli più da vicino.
Innanzitutto, una buona parte di questi pagamenti non viene effettuato dagli italiani: secondo quanto confermato dall’indagine dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, i pagamenti cashless effettuati da turisti esteri rappresentano circa il 10% dei pagamenti con carta nello stesso periodo. Questo dato mette in evidenza anche il fatto che le località turistiche siano solitamente meglio equipaggiate e più propense a offrire soluzioni cashless, pesando significativamente su dati nazionali che sono molto variegati.
L’Italia presenta infatti dati sensibilmente diversi sia per questioni anagrafiche che per questioni geografiche. Un dato estremamente curioso riguarda le generazioni più giovani, che mostrano a loro volta atteggiamenti contrapposti verso l’economia cashless. Infatti, sembra che coloro che stiano guidando la rivoluzione digitale siano gli Under 30 (dato confermato anche dalla TEHA), ma secondo l'indagine dell’Osservatorio sono i giovanissimi (tra i 14 e i 18 anni) a preferire il contante.
Su questo punto gravano sicuramente le preoccupazioni dei genitori, la volontà di avere pieno controllo sul proprio denaro, e la mancanza di una diffusione capillare di strumenti finanziari per i minorenni.
Per ciò che riguarda le differenze a livello geografico, sembra siano i cittadini dell’Italia Meridionale e delle Isole a guidare la transizione verso un’economia cashless, ma anche in questo caso vanno fatte delle precisazioni.
Si tratta infatti di una parte del paese in cui si ricorre molto spesso a soluzioni BNPL (Buy Now, Pay Later), che richiedono soluzioni digitali. Anche in questo caso è dunque difficile affermare che si tratti di amore per l’economia digitale. Si dovrebbe dunque ancora parlare di necessità o comodità. È infatti indubbio che si stiano facendo dei progressi, ma quella tra gli Italiani e l’economia cashless resta comunque una relazione di amore e odio, vediamo perché.
Pro e contro dei pagamenti digitali secondo gli Italiani: contanti vs. carta
È bene considerare che, quando si parla di economia digitale, esercenti e consumatori possono avere opinioni decisamente contrastanti.
Da consumatori, è innegabile che i pagamenti cashless offrano un maggior livello di comodità e sicurezza: non doversi preoccupare di tenere del contante sempre con sé, avere la consapevolezza che in caso di furto sia ben più facile bloccare una carta piuttosto che recuperare i contanti, non dover correre al primo ATM per prelevare, e sapere che puoi anche dimenticarti il portafogli e pagare tramite smartphone, sono tutti aspetti che fanno propendere verso il digitale.
Potremmo quindi ipotizzare che, se i consumatori avessero sempre la possibilità di effettuare pagamenti cashless, le percentuali relative alle transazioni digitali sarebbero certamente maggiori. Tuttavia, non sempre si ha la possibilità di farlo: in Italia fino a poco tempo fa, accettare i pagamenti con carta non era sempre garantito, specialmente quando si trattava di micropagamenti.
La ragione? I costi. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments, infatti, i costi per gli esercenti rappresentano uno degli scogli più ostici alla transizione. I commercianti non devono tenere conto solo delle commissioni da pagare su ogni transazione, ma anche della spesa relativa all’installazione e mantenimento degli strumenti hardware e software necessari.
Una situazione paradossale, che comporta la perdita di entrate per mancata vendita da parte degli esercenti (specialmente nelle zone turistiche) e l’insoddisfazione dei consumatori dovuta all’impossibilità di scelta.
Gli interventi del Governo Italiano per favorire la transizione verso un’economia cashless
Il Governo è intervenuto più volte per regolamentare e limitare l’uso del contante, soprattutto con l’intento di contrastare l’economia sommersa, il riciclaggio e l’evasione fiscale.
Gli interventi sono stati volti soprattutto a tracciare limiti oltre i quali i contanti andavano necessariamente abbandonati a favore di strumenti tracciabili. Dai 20 milioni di Lire del 1991, si è passati a limiti che andavano tra i 12.500 euro ai 1.000 del governo tecnico Monti con il decreto “Salva Italia”, chiaro segno dell’importanza di un'accurata gestione dell’economia digitale nei periodi di crisi economica.
Per il 2025 il limite massimo rimane a 5.000 euro, ma sono in arrivo nuove modifiche. Altri provvedimenti sono stati presi negli anni per favorire la transizione all’economia digitale, tra i più recenti ricordiamo il Piano Italia Cashless promosso dal Governo Conte nel 2020, che, tra le varie misure, introduceva il “Cashback” di Stato, facendo sì che una parte delle transazioni cashless venisse rimborsata.
Una manovra caratterizzata dagli insuccessi e abbandonata nel 2021, mentre resta attiva, con diverse perplessità, la Lotteria degli Scontrini, altro strumento accolto con una certa freddezza da parte della popolazione.
Ma come risolvere il problema dei costi per gli esercenti?
Il problema dei costi per gli esercenti ha visto l’intervento di un’azione congiunta tra i rappresentanti degli esercenti e gli incaricati delle società che gestiscono i servizi di pagamento.
Nel 2023 è stato siglato il “Protocollo d’intesa per la mitigazione, la maggiore comprensibilità e comparabilità dei costi di accettazione di strumenti di pagamento elettronici” in modo da ridurre la spesa affrontata dagli esercenti. Nonostante questo, ciò che può fare veramente la differenza è la partecipazione attiva delle società che operano nel settore, attraverso prodotti più competitivi e flessibili.
Un esempio è il lettore di carte di credito SumUp, che elimina i costi fissi mensili.
Italia senza contanti: che futuro ci si aspetta?
Il sentimento dell’Italia nei confronti di una più estesa economia digitale e cashless resterà probabilmente ambivalente, stretto tra comodità, necessità e convenienza.
Va inoltre analizzato un altro punto chiave per la transizione dell’Italia verso un’economia cashless: il ruolo delle istituzioni.
Abbiamo visto che il focus non è sulla semplificazione delle transazioni digitali, ma sul contrastare l’evasione fiscale, un grave fardello per il paese. Il 2026 non sembra prospettare cambiamenti significativi in tal senso: il nuovo obbligo per i dispositivi per i pagamenti elettronici è quello di essere sempre connessi ai registratori di cassa, in modo da favorire la trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate.
In Italia è dunque obbligatorio fornire soluzioni per i pagamenti cashless ai consumatori (obbligo che non si prevede nei casi di transazioni B2B), è necessario provvedere al più presto nei casi in cui ci siano guasti ai dispositivi, e si prevedono sanzioni pecuniarie per gli esercenti che non rispettano la legge. Ma si fa ben poco per favorire gli esercenti e la transizione a un’economia digitale in senso nazionale e istituzionale.
Sembra dunque che il più venga lasciato agli esercenti stessi, indipendentemente dalle difficoltà che questi possano avere: abbiamo infatti notato come le misure più significative per la riduzione dei costi siano state lasciate agli esercenti e ai fornitori dei servizi di soluzioni cashless, e bisogna comunque ricordare che non sono solo i costi a gravare su una transizione più capillare verso l’economia cashless.
Si tratta anche di problemi quali l’accesso a internet – secondo i dati Istat, le regioni meridionali non hanno ancora una copertura di rete pari a quella nazionale – e alle tecnologie più avanzate. Un’adozione più capillare delle tecnologie necessarie alle economie digitali è necessaria anche nelle zone rurali e nei piccoli borghi.
Che si siano fatti progressi è innegabile, abbandonare la diffidenza verso i pagamenti digitali è possibile e la direzione è già segnata. Quel che è certo è che con strumenti intuitivi e accessibili, come SumUp, il futuro si scrive con un click. Ma è anche vero che bisognerebbe assistere a un intervento più deciso delle istituzioni e che bisognerebbe gravare meno sugli esercizi commerciali. Solo in quel caso sarà possibile stabilire con certezza quale sia il sentimento degli italiani verso i contanti – e verso l’economia digitale.
Chi è l’autore
Rosalia Mazza è una content creator con oltre sei anni di esperienza nella comunicazione digitale. Con una formazione in mercati e politiche internazionali, e un percorso professionale evoluto nella data science, si occupa di raccontare l’innovazione con chiarezza. Appassionata di fintech, esplora l’impatto della tecnologia sui sistemi economici, con uno stile accessibile e orientato ai dati.