Ditta individuale: cos'è, come aprirla e quanto costa

Pubblicato • 30/05/2025

Aprire un'attività

Ditta individuale: cos'è, come aprirla e quanto costa

Pubblicato • 30/05/2025

Aprire un'attività

Ti hanno suggerito di aprire una ditta individuale e vuoi capire se questa opzione è adatta al tuo progetto imprenditoriale?  

La burocrazia, lo sappiamo bene, è uno degli scogli più difficili da superare per chi desidera aprire un'attività. Per questo motivo, abbiamo realizzato questa guida completa nella quale ti spiegheremo in dettaglio cos'è una ditta individuale

Dai requisiti necessari ai costi da affrontare, scoprirai come funziona e quando conviene scegliere questa forma giuridica rispetto ad altri tipi di società.

Cos'è una ditta individuale

Prima di spiegarti in dettaglio come aprire una ditta individuale, vediamo insieme in cosa consiste questa forma giuridica. La ditta individuale è una tipologia di impresa in cui una persona fisica è l'unico titolare e gestore dell'attività. 

Una ditta individuale non prevede la presenza di altri soci o partner e si caratterizza per una gestione autonoma. Il titolare della ditta individuale prende tutte le decisioni operative e strategiche legate all'attività. Inoltre, ha la piena responsabilità del suo andamento economico e finanziario.

Dal punto di vista giuridico, la ditta individuale non ha una personalità giuridica separata rispetto al suo titolare. Ciò significa che l'imprenditore risponde direttamente, con il proprio patrimonio personale, per le obbligazioni contratte dall’impresa. 

Questa struttura rende la gestione amministrativa piuttosto semplice, poiché non è necessario creare organi societari né rispettare requisiti formali complessi. Tra le caratteristiche principali della ditta individuale troviamo:

  • Unico titolare: una sola persona detiene la proprietà e la gestione dell'impresa

  • Responsabilità personale: l’imprenditore risponde direttamente per i debiti dell’attività

  • Iscrizione al Registro delle Imprese: l’apertura di una ditta individuale richiede la registrazione presso la Camera di Commercio competente

  • Gestione fiscale: il titolare è soggetto a regime fiscale ordinario o, se in possesso dei requisiti, può aderire al regime forfettario

Per la sua convenienza, la ditta individuale è una delle forme più comuni di impresa in Italia. A sceglierla sono professionisti come artigiani, commercianti e imprenditori che desiderano operare in piena autonomia. 

Ditta o impresa individuale?

Spesso i termini ditta individuale e impresa individuale vengono usati come sinonimi. In realtà, però, si riferiscono a concetti ben diversi. Entrambe le espressioni indicano sì un’attività gestita da una sola persona, ma con significati specifici.

La ditta individuale fa riferimento all’aspetto commerciale e al nome sotto il quale l’attività viene esercitata. In altre parole, la “ditta” è il marchio o la denominazione che il titolare utilizza per svolgere la propria attività. 

L'impresa individuale, invece, è un concetto più ampio e riguarda l’attività economica vera e propria svolta dal titolare. Comprende non solo il nome commerciale, ma anche l’organizzazione dei mezzi produttivi e le operazioni necessarie per produrre beni o servizi.

Mentre la ditta è il nome attraverso il quale l’impresa viene riconosciuta sul mercato, perciò, l'impresa è l’organizzazione e l'attività economica gestita dal titolare. Presta quindi attenzione all'uso di questi due termini se vuoi comprendere al meglio la struttura della tua attività imprenditoriale!

Una ditta individuale può avere dipendenti?

Una tra le domande più comuni tra chi sta valutando di aprire una ditta individuale è: posso avere dei dipendenti? La risposta è, fortunatamente, sì. Una ditta individuale, infatti, può assumere dipendenti, anche se il titolare rimane l’unico responsabile legale e gestionale dell’impresa. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il fatto che sia definita “individuale” non significa che debba essere gestita esclusivamente dal proprietario. Inoltre, la normativa italiana prevede la possibilità di coinvolgere familiari nella gestione dell'impresa

Una ditta individuale, infatti, può essere costituita anche come impresa familiare o impresa coniugale. Nel caso di un'impresa familiare, il titolare della ditta può essere affiancato da familiari entro il terzo grado di parentela e affini fino al secondo grado. 

Questi collaboratori partecipano attivamente al lavoro dell’impresa e, in cambio, hanno diritto a una quota degli utili generati dall’attività. Le imprese familiari sono regolate dall’articolo 230 bis del Codice Civile, che riconosce ai familiari diritti patrimoniali e amministrativi.

Inoltre, è possibile costituire una società tra coniugi, a condizione che l’attività venga avviata dopo il matrimonio e sotto il regime di comunione dei beni. Entrambi i coniugi possono partecipare alla gestione dell’impresa, pur mantenendo la struttura giuridica di ditta individuale. 

La ditta individuale, perciò, non è limitata alla gestione solitaria del titolare. Può avvalersi di dipendenti e collaboratori, anche familiari, in base alle normative vigenti. 

Come aprire una ditta individuale

Ora che abbiamo chiarito il significato di ditta individuale, vediamo in dettaglio cosa bisogna fare per costituire questa forma giuridica. Per fare ciò bisogno seguire un preciso iter:

  • Scelta del nome della ditta: il primo passo è decidere la ragione sociale, ovvero il nome con cui la ditta sarà identificata sul mercato. Deve essere unico e non già utilizzato da altre imprese

  • Aprire partita IVA: per avviare l’attività, è necessario aprire partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. La partita IVA è indispensabile per svolgere qualsiasi attività economica in modo legale e va indicata su tutte le fatture

  • Registrazione alla Camera di Commercio: entro 30 giorni dall’avvio, la ditta deve essere iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio (C.C.I.A.A.). È necessario allegare i documenti necessari, come copia della carta d’identità e una marca da bollo

  • Comunicazione Unica: questa procedura telematica permette di assolvere diversi obblighi contemporaneamente, come l’iscrizione al Registro delle Imprese. Inoltre, consente di iscriversi all’INPS per la gestione previdenziale e all’INAIL per la copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro

  • Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA): va presentata tramite lo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP) del Comune in cui ha sede l’impresa per comunicare ufficialmente l'inizio dell'attività

Ricordiamo, infine, che per inviare le pratiche è necessario avere una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) e un dispositivo per la firma digitale del titolare.

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Quanto costa aprire una ditta individuale

Ora che sai come aprire una ditta individuale, è arrivato il momento di parlare di costi di apertura e gestione.

Aprire una ditta individuale comporta costi relativamente contenuti, che si dividono in due principali categorie: costi fissi e costi variabili. I costi fissi, sostenuti una sola volta, comprendono:

  • Imposta di bollo

  • Diritti di segreteria della Camera di Commercio

  • Diritto camerale, il cui importo varia in base al Comune di riferimento.

Accanto a questi, ci sono anche i costi variabili, che dipendono dal tipo di attività svolta. Ad esempio, se l'attività richiede autorizzazioni specifiche, sarà necessario sostenere il costo dell'Attestazione di inizio attività (AIA). 

Per quanto riguarda la gestione, i costi principali comprendono tasse, contributi e le imposte locali. A questi si aggiungono le spese di gestione ordinaria, come l'acquisto di beni di consumo, spese di marketing, trasporti, utenze e affitti. Se si assumono dipendenti, sarà necessario sostenere anche i costi del personale.

Infine, va ricordato che l'apertura della partita IVA è gratuita. Tuttavia, il mantenimento comporta costi di tenuta, legati all’iscrizione alla Camera di Commercio, e costi di gestione, variabili in base all’attività e ai guadagni.

Tassazione di una ditta individuale 

Una delle voci più rilevanti tra i costi di gestione di una ditta individuale, come abbiamo anticipato, è quella relativa alle tasse. In particolare, il regime fiscale adottato dall’imprenditore influisce direttamente sull'entità delle imposte da pagare. 

Se la ditta individuale opera in regime ordinario, le tasse principali sono l’IRPEF e l'IVA. In particolare:

  • L'IRPEF è un’imposta progressiva che aumenta con il reddito. Si parte da un'aliquota del 23% per i redditi fino a 15.000 €, per poi crescere fino a un massimo del 43% per i redditi superiori ai 50.000 €

  • L'IVA ha un'aliquota standard del 22%

Oltre alle imposte, è necessario considerare i contributi previdenziali all'INPS, che variano in base al reddito. Chi supera la soglia di 17.504 €, in particolare, è tenuto a pagare contributi aggiuntivi oltre la quota fissa. 

Chi ha già un lavoro a tempo pieno e apre una ditta individuale come secondo lavoro, tuttavia, può essere esonerato dal versamento dei contributi previdenziali. Inoltre, dal 2022 le ditte individuali sono state escluse dal pagamento dell’IRAP. Il che ha alleggerito ulteriormente la pressione fiscale su questa forma giuridica.

Infine, l'iscrizione della ditta individuale alla Camera di Commercio comporta un ulteriore costo annuale di circa 300 €, per il mantenimento nel Registro delle Imprese.

Ditta individuale in regime forfettario

Per aprire una ditta individuale, come abbiamo visto, è necessario richiedere la partita IVA. È possibile, però, operare con il regime forfettario? La risposta è sì. 

Il regime forfettario è una forma di tassazione agevolata accessibile a chi avvia una ditta individuale. Tuttavia, è necessario soddisfare determinati requisiti di fatturato e spese per potervi accedere. Attualmente, infatti, possono aderire al regime forfettario solo gli imprenditori con un fatturato annuo non superiore a 85.000 euro. 

Il regime forfettario presenta numerosi vantaggi, tra cui l'applicazione di un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività). Questa sostituisce l’IRPEF, le addizionali regionali e comunali, e l’IRAP. Inoltre, nel regime forfettario non è previsto l’obbligo di tenere una contabilità complessa, semplificando di molto gli adempimenti fiscali.

Oltre alle tasse, bisogna poi considerare i contributi previdenziali. Per una ditta individuale, questi sono di due tipologie:

  • Contributi fissi: se sei iscritto alla gestione commercianti INPS, dovrai versare un importo fisso di 4.292,42€ all'anno, suddiviso in quattro rate trimestrali. Se invece sei iscritto alla gestione artigiani, l'importo annuale fisso sarà di 4.208,40€. Questi contributi sono dovuti indipendentemente dal reddito generato

  • Contributi variabili: nel caso in cui il reddito imponibile superi i 17.504€, dovrai versare un contributo aggiuntivo. Per i commercianti, questo contributo è pari al 24,48% sulla parte eccedente, mentre per gli artigiani è del 24%

Per chi avvia una ditta individuale nel settore del commercio elettronico, il regime forfettario è spesso la scelta più conveniente. Ottenere la partita IVA per vendere online in regime forfettario, infatti, permette di gestire la propria attività con costi ridotti e meno burocrazia.

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Ditta individuale: vantaggi e svantaggi 

Ora che sai come e quanto costa aprire una ditta individuale, è importante valutare anche i principali vantaggi e svantaggi di questa forma giuridica. La ditta individuale è spesso la scelta più semplice per chi vuole avviare un'attività.

Come ogni soluzione, tuttavia, ha dei pro e dei contro, tra cui:

Vantaggi della ditta individuale

  • Semplicità burocratica: costituire una ditta individuale richiede meno passaggi rispetto ad altre forme giuridiche, come le società di capitali

  • Costi iniziali ridotti: i costi per aprire e gestire una ditta individuale sono generalmente inferiori rispetto ad altre strutture societarie

  • Gestione autonoma: l'imprenditore ha pieno controllo decisionale senza la necessità di dover consultare soci o organi amministrativi

  • Fiscalità semplificata: soprattutto per chi aderisce al regime forfettario, la gestione fiscale è semplificata e prevede agevolazioni importanti, come la riduzione delle aliquote contributive

Tuttavia, come anticipato, aprire una ditta individuale presenta anche alcuni svantaggi, tra cui:

Svantaggi della ditta individuale:

  • Responsabilità illimitata: l'imprenditore risponde con il proprio patrimonio personale per i debiti contratti dall’azienda

  • Tassazione progressiva: le aliquote IRPEF possono diventare molto alte per i redditi elevati, arrivando fino al 43%

  • Difficoltà nell’accesso al credito: le ditte individuali possono avere più difficoltà rispetto alle società ad ottenere finanziamenti da banche o istituti di credito

Aprire una ditta individuale, perciò, conviene se si vuole avviare un'attività con costi iniziali contenuti e gestirla in autonomia. Dovrai però essere disposto a rischiare il tuo patrimonio personale. È quindi una soluzione ideale per piccoli imprenditori o liberi professionisti che cercano una struttura leggera e flessibile.

Meglio aprire una ditta individuale o una SRL?

Nel paragrafo precedente abbiamo visto che uno degli svantaggi principali della ditta individuale è la responsabilità illimitata. Questa mette a rischio il patrimonio personale dell'imprenditore in caso di fallimento.

La responsabilità illimitata è uno dei motivi per cui molti valutano l'opzione di aprire una SRL (Società a Responsabilità Limitata). Una SRL è una forma giuridica che permette di limitare la responsabilità patrimoniale dei soci, proteggendo così i loro beni personali.

È quindi meglio aprire una ditta individuale o una Srl? La risposta dipende dalle esigenze specifiche del tuo progetto imprenditoriale. In particolare:

  • Se stai avviando un'attività di piccole dimensioni o lavorando come libero professionista, la ditta individuale può essere più conveniente grazie alla sua semplicità burocratica e ai costi di gestione inferiori. La flessibilità nella gestione e l’assenza di obblighi legati alla tenuta di bilanci annuali la rendono una soluzione pratica per chi vuole operare da solo o con pochi collaboratori

  • Se invece prevedi di avviare un’attività più strutturata, con un capitale significativo, la SRL è una scelta più sicura. Nella SRL, infatti, i soci sono responsabili solo per il capitale conferito. Questo riduce i rischi patrimoniali legati all'impresa. Tuttavia, comporta costi iniziali e gestionali più elevati e una maggiore complessità amministrativa

Aprire una ditta individuale, perciò, è la soluzione ideale per chi cerca semplicità e rapidità. Una SRL, invece, è preferibile per chi vuole una maggiore protezione patrimoniale e una struttura aziendale più formale.

Ditta individuale: le conclusioni 

Aprire una ditta individuale è un passo importante e richiede una pianificazione accurata. Questo tipo di impresa, tuttavia, può rappresentare una soluzione conveniente per avviare un'attività in proprio. 

Anche se il percorso per aprire una ditta individuale è abbastanza semplice, ti consigliamo di considerare con attenzione tutti gli aspetti fiscali e legali. Se non sei ancora sicuro che questa sia la forma giuridica più adatta a te, valuta un consulenza professionale. 

Qualunque sia la tua scelta finale, assicurati di considerare i pro e i contro di una ditta individuale in base ai tuoi obiettivi di business. In bocca al lupo per il tuo progetto imprenditoriale!

FAQ sulla ditta individuale

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